30 anni di Granato in 11 bicchieri

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Una verticale di Granato di Foradori è sempre una grossissima occasione, ma quando quest’ultima viene organizzata per festeggiare le 30 vendemmie di questo grande vino del Trentino, allora diventa un momento al quale non puoi proprio rinunciare. Qualche giorno fa ci siamo ritrovati attorno ad un tavolo in Azienda con parecchi amici e sommelier per farci raccontare da Emilio, il figlio di Elisabetta che da poco tempo si occupa della produzione di casa, la storia e la filosofia del Teroldego più famoso in assoluto.

Il bravissimo Emilio ci racconta che il Granato nasce per la prima volta nel 1986 con il preciso intento di dare al Teroldego un carattere più internazionale dato che vendere questa varietà, ai tempi, era davvero difficile in quanto essa stentava e non poco a brillare nel panorama produttivo del tempo.

Complice l’atmosfera molto “friendly” che si è creata attorno al tavolo, la degustazione scorre via come una chiacchierata nella quale Emilio dispensa aneddoti e racconti, testimonianze che dimostrano come il Granato sia in qualche modo lo specchio dei cambiamenti avvenuti all’interno dell’Azienda e la dimostrazione di come essa stessa abbia saputo evolversi negli anni. Sembra di ripercorrere un viaggio attraverso la filosofia del vino ed attraverso la storia di Elisabetta, una bellissimo racconto sotto forma liquida.

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Abbiamo degustato 11 annate delle quali vi allego delle mie brevissime note di degustazione.

1995: Rosso granato con unghia aranciata, velato. Terra umida, radici amare, caffè e toni affumicati. In bocca un’acidità sostenuta e dei tannini delicatissimi. Ancora vivo ma il meglio l’ha dato tempo fa. 85 punti

1998: Rosso granato, mediamente fitto ma di buona limpidezza. Le note di frutta sono ancora percettibili e ben equilibrate in un naso che è in ogni caso caratterizzato dalla terziarizzazione. Stuzzicante un sottofondo balsamico. La bocca è rotonda ed equilibrata, bilanciata. 87 punti

2001: Un fuoriclasse, a dire di Emilio forse il più gran vino fatto dalla mamma. Rosso granato di grande luminosità, la frutta scura sotto forma di confettura, le spezie scure ed un fondo di eucalipto si fondono in piena armonia ma è la bocca quella che stupisce di più con il suo equilibrio, l’acidità viva, la potenza e la lunghezza. 93 punti.

2002: Annata fredda, in questo periodo vengono fatti i primi esperimenti di biodinamica. Il naso ha un tratto più fresco, ricorda la marmellata di ribes ed il rabarbaro, certi tratti vegetali sono ancora vivi. La bocca è più sottile e meno spessa, ha un carattere elegante che lo rende particolarmente snello nella beva. 89 punti.

2003: Figlio di un’annata caratterizzata da frequenti picchi di calore è il primo Granato biodinamico al 100% anche se non ancora certificato. Naso più caldo, quesi mediterraneo nel quale si riconoscono sfumatore di sottobosco e di cardamomo oltre alla solita componenete fruttata in confettura. Bocca ampia, matura sia negli aromi che nel tannino, un’acidità nemo avvertibile che nelle annate precedenti ma pur sempre a buoni livelli. 88 punti.

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2004: Emilio lo definisce un vino “per i fatti suoi” (magari detto in maniera più colorita) ed infatti è proprio un Granato diverso dagli altri. Ha tratti molto scuri al naso, il cuoio e l’humus si confondono con la confettura di ciliegie scure e la mora. Al palato c’è tanta struttura e la chiusura di bocca riporta ad una netta speziatura. 87 punti.

2009: da questo vini in poi la gamma dei colori si assesta su delle tonalità di un rubino molto luminoso ed intenso. Il 2009 è figlio di un’annata calda e si presenta con un naso molto ciliegioso e maturo, ricorda il cioccolato fine ed il rabarbaro. In bocca ha struttura ed un tannino sorprendentemente virile se analizzato all’interno di questa degustazione. 90 punti

2010: Appena portato al naso mi sorprende per la percezione di grande complessità che riesco a percepire fin da subito. Sembra nascondersi inizialemente ma piano piano percepisco sciroppo di ribes nero, pepe di Sichuan, mentolo ed eucalipto. In bocca è ricco e potente ma anche sostenuto da grande acidità e pertanto promette un potenziale di evoluzione davvero importante. 93 punti

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2011: Un vino frutto di un’annata complicata ha un naso molto meno frutta a molto più “scuro”, ricco di spezie e di sensazioni quasi animali. In bocca ha una grande beva. 86 punti.

2013: Annata tardiva con vendemmia completata tra il 9 ed il 20 ottobre, èanche il primo Granato completamente vinificato da Emilio. Fruttato classico del Teroldego che ricorda la marasca, il mirtillo, le spezie ed una freschezza alpina ha un palato decisamente più sottile degli altri ma di grande eleganza, un’aleganza che nelle mie note ho descritto come femminile. Tannini setosi. 91 punti

2015: Frutto di un’annata calda ha un esordio al naso con tratti di una ancora presente vinosità, sa di Mon Cherì, di erbe di montagna e di spezie come il ginepro. Ingresso in bocca rotondo e caratterizzato da tannini molto soft, delicattismi dovuti anche ad una vinificazione con un 30% di uva intera con i raspi. Grande freschezza gustativa, 90 punti.

Non posso che ringraziare per l’invito e per la grande occasione che ho avuto di approfondire la storia di una grande etichetta che rappresenterà sempre il punto di riferimento per la tipologia in questione, quel Teroldego che negli ultimi anni grazie al lavoro di un gruppo di giovanissimi produttori si sta finalmente ritagliando gli spazi che merita non solo nel panorama regionale ma in tutta l’Italia e non solo!!

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