Bring your own Bottle.. io la vedo così!

4 years ago by in Curiosità & News, Degustazioni, La cucina... sapori e colori Tagged: , , , , , , ,

bottiglie-vino-vuoteLeggo con interesse oggi sul Trentino dell’iniziativa si chiama “DiVinoMio” nella quale lo chef Diego Rigotti invita gli ospiti a portare una propria bottiglia di vino attorno alla quale verrà poi preparato un menù “a misura di bottiglia” fatto di tre o quattro portate. Leggo poi le repliche delle persone intervistate dal Trentino come gli amici Massimo Peterlana, Paolo Donei, Carlo Moser e Rinaldone Dalsasso che esprimono punti di vista diversi e che condivido.

Che dire su quest’iniziativa?

Io da tempo la penso e la valuto data l’attenzione al vino che abbiamo sempre cercato di dare all’interno del nostro locale e mi  ritrovo nei pensieri di Paolo e Massimo, ristoratori di levatura ed esperienza, nel sostenere che questo tipo di iniziativa “non diventerà mai una prassi consolidata” e resterà limitata ad una certa cerchia di clientela. Credo anche che la veda giusta Carlo quando sostiene che forse a questo dovremo abituarci ed essere pronti a soddisfare una simile richiesta perchè nel mondo più evoluto della ristorazione il BYOB (bring your own bottle) è piuttosto diffuso.

Ma è proprio su questo che volevo soffermarmi. Il BYOB ha delle norme ben precise che sono un mix tra delle pratiche ormai consolidate più qualche piccola regola che viene dettata dal singolo ristoratore. Per poter essere ammessa al risotrante, generalmente, la bottiglia dovrà:

– Essere di pregio e valore riconosciuto

– Non essere contemplata nella carta vini del ristorante

– E’ ammessa una bottiglia ogni due persone

Se poi teniamo conto che questo servizio ha un sovraprezzo da pagare, che quest’ultimo preveda addirittura cifre molto importanti (in alcuni risoranti stellati in USA si paga fino a 75 dollari!!!) e che certi ristoranti richiedono che un bicchiere spetti in assaggio al sommelier, allora dentro di me qualche domandina su quest’iniziativa me la faccio. E’ stato un modo per far parlare di sé per attirare l’attenzione della stampa? Oppure più che un rigido ed anglosassone BYOB si tratta di un casereccio PLTB (leggasi “porta la to boza”) fatto con tanta buona volonta ma forse un pò adattato alla situazione??

Non lo so e non mi va di giudicare senza conoscere… ad ogni modo credo che io la mia bottiglia un giorno la porterò e poi vi racconterò, per il momento auguro buon lavoro ai colleghi di Maso Franch!

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One Response to “Bring your own Bottle.. io la vedo così!”


Paolo Pergher
13 marzo 2013 Rispondi

Ciao Roberto,il mio pensiero a questo modo di proporsi credo che sia solamente un veicolo con TANTA SPERANZA di risonanza pubblicitaria. Credo che in Italia non siamo e non saremo mai attratti da queste iniziative. Solamente con qualche raro cliente amico o meglio amico cliente si potrà coniugare questa moda anglosassone. Cordialmente Paolo Pergher

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